Come l’ho fatto: il perché e il percome
Lo spunto iniziale nasce dalla visione di una cartolina d’epoca raffigurante “Porta Aurea”, che era una delle porte delle varie antiche cinta murarie di Genova, ma che tuttavia adesso non esiste più perché è stata demolita nel dopoguerra.
La foto infatti è parte di un archivio storico di immagini, metto anche un link dove si può vedere:
http://digilander.libero.it/francolanzavecchia/Tragni/Aurea.htm
A me però non interessava fare la trasposizione ad olio della Genova vecchia, non è l’album storico o la foto d’epoca della Genova del passato che volevo mostrare, ma piuttosto ricreare uno spazio nuovo, diciamo pure immaginario, ispirato comunque ai vicoli genovesi.
Ho preso solo spunto dalla forma architettonica della porta, e l'ho inserita come struttura in un “carruggio”, cioè in un vicolo più stretto: ho fatto partire adiacenti ai lati della porta le facciate delle case messe in resa prospettica con il punto di fuga oltre l’arco di ingresso della porta.
Nello stesso tempo tutta la scenografia architettonica è come osservata leggermente dal basso, il nostro punto di vista è lo stesso di quello delle persone che camminano in primo piano, guardiamo come fossimo davanti o in mezzo ad un palcoscenico di un teatro, questo perché volevo rendere, si, la sensazione dello stretto vicolo, ma nello stesso tempo volevo che sembrasse teatralmente maestoso e scenografico, e il punto di vista ribassato dell’osservatore contribuisce a dare questa sensazione.
Uno spazio perciò ricreato e immaginato, ma pur tuttavia reso in modo sufficientemente credibile e realistico; mi piace, forse presuntuosamente, pensarlo come fosse un capriccio settecentesco, quel particolare tipo di veduta dove architetture inventate o prelevate in posti diversi vengono spesso combinate fra loro o con elementi tratti liberamente dalla realtà, ecco: una sorta di “capriccio di carruggi” il mio.
I personaggi, esattamente come le facciate delle case, li ho inseriti descrivendoli singolarmente e analiticamente, ho cercato di restituire la caratterizzazione psicologica di ognuno, e questo sempre appunto perché la logica rappresentativa non è quella della casuale istantanea fotografica tradotta ad olio dove figure che per strada camminano magari vengono inquadrate di sfuggita, ma è il suo esatto contrario: è un palcoscenico nel quale si raccontano anche le singole storie.
Le rughe dei volti sono perciò anche “le rughe” dei muri, è una rappresentazione teatrale quella che state osservando, e dunque una commedia del quotidiano intimo delirio del vivere: ogni singola faccia vi racconta una storia esattamente come ogni singola crepa descritta sui muri.
| Allegato | Dimensione |
|---|---|
| La Porta Aurea di Genova | 44.55 KB |
| Tracciato struttura prospettica | 73.16 KB |
| Rughe dei vicoli - olio su tela 2008-09 | 168.24 KB |
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z
ottimo lavoro Markello.Un lavoro ragionato nella creazione val sempre di piu' di un lavoro estemporaneo e fine a se stesso.
Zago
cè un ragionamento
assurdo dietro ogni suo lavoro......
complimenti
ilaria pergolesi
Mk
C'è un "ragionamento assurdo"?...
Ognuno segue i ragionamenti che crede, in quello che ho scritto comunque non ci vedo nulla di "assurdo"..
dio!
dio marcello!
in senso buono...dicevo..! scusami!
nel senso....che per *ASSURDO* intendo che ci metti l anima...e ci perdi **credo anche tanto tanto tempo** dietro ...quindi lo vedo positivo e ASSURDO rispetto a me...
che faccio tutto molto di getto (la maggioranza delle volte sbagliando facendo tutto di getto....)
e quindi per kuesto dicevo...ed ho OSATO dire ASSURDO...
ma ti stimo MOLTISSIMO....per cio' che fai...perchè ce un grandissimo studio dietro...e questo SPIEGA tutto il lavoro che fai! quindi era questo il motivo dell'uso del termine...
dai kuando dici:
"I personaggi, esattamente come le facciate delle case, li ho inseriti descrivendoli singolarmente e analiticamente, ho cercato di restituire la caratterizzazione psicologica di ognuno, e questo sempre appunto perché la logica rappresentativa non è quella della casuale istantanea fotografica tradotta ad olio dove figure che per strada camminano magari vengono inquadrate di sfuggita, ma è il suo esatto contrario: è un palcoscenico nel quale si raccontano anche le singole storie.
Le rughe dei volti sono perciò anche “le rughe” dei muri, è una rappresentazione teatrale quella che state osservando, e dunque una commedia del quotidiano intimo delirio del vivere: ogni singola faccia vi racconta una storia esattamente come ogni singola crepa descritta sui muri."
per me questo è ***ASSURDamente*** lodevole il fatto che cè un uno studio grandissimo dietro!
ilaria pergolesi
il perchè e il percome
Dico semplicemente che a volte è bello sapere perchè-percome è nata un'opera...
Markello, grazie per averci fatto condividere questa tua bella opera...
PS Analizzando le discussioni che avvengono in alcuni siti d'arte, mi rendo conto come sia piacevole parlare d'arte, mantenendo naturalmente intatte i propri gusti personali e non come fa qualcuno altrove, che vuole imporre agli altri ciò che piace a loro...
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